1 settembre

Chi sa se un Cristo di turno avesse aperto le porte della sua mangiatoia ai turisti oppure ai rifuggiati. Il mare è sempre più limpido e più calmo quando la massa va via. Io credo che il mare schifi i turisti, così come credo che i rifuggiati schifino fuggire. #unacittapertutti #unaspiaggiapertutti. [+blogger]


#ibridanormalita

Sono a Peschici in Puglia, esattamente nella baia di Manaccora. Luogo naturale e ricco di campeggi, il mare è bellissimo così come le sue numerose conche. Ma dappertutto regna la concezione privata della sabbia, dell'acqua, della terra e tra poco anche dell'aria. Peschici è un luogo turistico, e come ho più volte scritto, il turismo selvaggio è disastroso sia per l'ambiente che per la società.

La baia dove mi trovo è grande quasi 1km e larga pressappoco 20metri. Per circa 980m essa è privatizzata con ombrelloni colorati gialli, verdi, arancione e lilla, le sedie a sdraio a tono e l'iperanimazione  che si ascolta a chilometri di distanza. Ma sulla spiaggia pubblica siamo in minoranza, c'è poca gente e qualcuno mi ha fatto notare che "se la scelta è la spiaggia privata un motivo deve pur esserci".

In effetti i proprietari dei residence e dei campeggi non hanno fatto nulla di male, investendo nei servizi turistici hanno come possibilità quella di avere anche un pezzo di sabbia e di mare a loro disposizione. La legge lo prevede ed è " giusto così ". Il motivo della maggioranza delle persone non è poi così convincente visto che in qualche modo gli ombrelloni e le sdraio sono imposte. Non è vero? Beh, se sulla spiaggia si può sostare solo in un angolino libero, e in quello stesso angolino c'è anche la delimitazione del mare, e se quella stessa limitazione produce sporcizia voluta, ceneri di un falò spenti la notte prima, cestini della spazzatura inesistenti, e se poi su quel fazzoletto di sabbia c'è anche parcheggiato una moto di mare, alcuni venditori ambulanti, pezzi di legno residui di un maestro d'ascia, una barca non utilizzata e mozziconi dappertutto, allora la scelta anche per me diventa difficile, normale e ibrida da sopportare.

La differenza sta tutta nella accettazione, non si subisce per volontà ma per normalità. Il subire delle conseguenze economiche è la tipica gestione del commercio che contribuisce a dare lavoro e quindi a produrre ricchezza. Il termine creare è la conseguenza: essa toglie e sottrae, sottrae tempo e libertà oltre che ricchezza. In genere il lavoro giustifica ogni sorta di sacrificio. Il sacrificio è un valore importante che crea consenso, il consenso è normale come forma di appartenenza e di unione. Se è normale che tutto ciò si fa, lo si faccia come una normale ibrida realtà. [+blogger]


non parliamo più

La politica italiana ha raggiunto un limite e con esso anche i vecchi mass media che stanno influenzando i nuovi social network. Ho cantato vittoria per la libertà di internet, ma sembra che tutto possa essere oscurato. Se il potente di turno mette i soldi noi cambiamo idea?!. La logica economica/finanziaria per ora è la padrona assoluta. La politica è al servizio di quest’ultima e il linguaggio cambia a seconda degli interessi e delle prospettive. Non siamo noi ad essere inquinati è chi legittima che impone come normalità lo sfruttamento e con esso tutta una serie di interessi personali. E allora, come ha detto lo scrittore De Silva a Repubblica, la politica può fare realmente qualcosa ma non in queste condizioni.

Se continuano a parlare e a scimmiottare, i nostri politici non concluderanno mai niente. Affermazioni e smentite sono all’ordine del giorno, quello che è stato detto ieri non vale oggi. Bisogna che incominciamo ad esprimerci con i segni, con il linguaggio muto, cosicché tutti ma proprio tutti possano capire inequivocabilmente, anche chi non comprende l’italiano. Un esempio. Referendum sull’acqua pubblica: il 90% degli italiani ha votato si, espresso parere favorevole affinché l’acqua non diventi privata. Oggi la privatizzazione è in atto, la GORI in Campania gestisce quasi tutti l’area idrica, è la società è stata fatta grazie ad un escamotage: costituita per metà pubblica e per metà privata.

In realtà non bisogna cambiare né fare una politica del cambiamento, basta che si faccia quello che per anni è stato promesso, già questo basta per “muovere” le basi della coscienza. Il punto più critico è proprio quello della smentita o della modifica. Se una cosa si deve fare e se questa stessa cosa è di importanza cruciale, il lavoro, gli stranieri, la scuola ecc. ecc., allora bisogna che tutti partecipino, che tutti condividano, che tutti sappiano come e in che modo si sta facendo.

Altro esempio: Renzi ha dichiarato che ad Agosto i pensionati che prendono meno di 3000 euro hanno diritto ad un rimborso tra i 600 e gli 800 euro. Se si esprime in un “linguaggio universale” tutti sanno che i pensionati che prendono meno di questa cifra hanno diritto al rimborso. Invece non è così. Il nostro presidente del consiglio ha omesso l’importo minimo. In effetti quelli che hanno questo rimborso sono veramente pochi. La stragrande maggioranza percepisce una pensione di 1420 euro, ma il rimborso parte da un minimo di 1440 euro. Se il segno sotto i tremila è: _ così, oppure /, o * beh allora c’è poco da sbagliare o da modificare.


Bisogna cambiare linguaggio e con esso anche la mentalità. Fintantoché nelle nostre promesse e citazioni vige la logica del mercato, del linguaggio economico, allora abbiamo la capacità di cambiare tutto e di rigirare la frittata ogni volta che lo riteniamo valido. Il principio di individualità ha succhiato e annientato la codifica sociale e di solidarietà, ha sprigionato linfa infetta per legittimare e normalizzare ogni aberrazione. Ecco perché propongo un nuovo metodo politico non più basato sulle parole né sui fatti, bensì sull’universalità della comprensione. [+blogger] 

gomorra un cult irreale

Come altri milioni di persone ho visto “Gomorra la serie” e il film di Garrone. Non so se sociologicamente una fiction possa cambiare gli animi della gente, così come non credo che la massiccia informazione fatta nell’era fascista abbia rivoltato l’Italia. I due film raccontano finalmente il cinema, quello che da anni ormai non siamo più abituati a vedere. Possibile che Alessandro Siani sia l’unico a suscitare interesse delle masse? Non credo. Pasolini quando ha girato “Accattone” non ha pensato che l’esempio di un poveraccio potesse creare altri poveracci. La morte di Accattone è l’unica via di redenzione, in questo caso il magnaccio non può crearne altri. Eduardo diceva (mi piace sempre citarlo): “‘o marjuol è marjuol semp, o’ marjuol è napulitan, è milanese, è american, è russ… ecc, ecc. ma semp marjuol è!”. Questo come risposta ad alcune critiche.

Non voglio dilungarmi troppo, comunque la serie l’ho letta come una conferma culturale, anche perché man mano che gli episodi si alternano gli “eroi” diventano merce, merce di scambio, merce schifosa. In verità non esistono neanche gli antieroi, c’è un “isolamento narrativo”, come se tutto fosse rinchiuso in quella unica porzione di tempo, tempo immaginario e fantastico. Credo che si possa paragonare, abuso un po’ del termine, ad una ricerca demologica: si scoprono le radici di un popolo così si comprende che esso finge. Con questo non difendo le mafie, non nego la loro esistenza, la fiction invece sì, lo può fare, il cinema è finzione che crea cultura.

Un altro aspetto che ha suscitato interesse è stato il fatto che massa e critici sono finalmente sulla stessa posizione (almeno una parte di massa e una parte di intellettuali). Entrambe hanno visto il film e hanno giudicato, entrambe ne parlano, entrambe si uniscono, cosa che in verità in quest’ultimi decenni non siamo più abituati a vedere (forse non l’abbiamo mai visto). In un periodo storico come questo, dove a occupare posti di responsabilità sono sempre più i meno competenti e i disoccupati, invece, sempre più realisti, la commistione tra i due ceti, visto che nel frammezzo non esiste più nessuno, è cosa assai buona. Speriamo che la seconda parte riconfermi le mie aspettative. Ho un amico che sta girando “la serie II”, magari mi farò anticipare qualcosa. [+blogger] 

cartesio il cartonaio

Il bando è passato, Cartesio non ce l’ha fatta a vincere la raccolta del cartone. Per sole 25 euro in meno un’altra azienda appaltatrice si è aggiudicato il bando. Oltre un anno di sperimentazione, cinque dipendenti (disoccupati) del rione Sanità, raccolta porta a porta con un incremento di oltre l’80%. Ma Cartesio voleva essere di più di una semplice cooperativa, voleva ridurre i costi e far lavorare chi ne aveva veramente bisogno. La logica in parte era il no-profit, come l’ impegno e l’unione per sostenere in primis l’ambiente. Ora cosa ne sarà dei cinque lavoratori?

Forse sono di parte?, Cartesio è nato anche grazie alla rete Sanità. Come ogni cosa che non ha una logica specifica nell’espressione economica in questo determinato periodo non ha senso né consistenza. Un po’ come il Tuttogratis alla Sanità: non ci sono politici, né banche né magnati a sostenerlo, ecco perché non è mai stato realizzato. Ma il “sacrificio” di qualcuno può essere d’esempio?  Ancora una volta il periodo di cui sopra ci viene d’aiuto: esso è chiamato fallimento, inconsistenza, fuori luogo, siamo il numero due che viene sì prima del tre ma c’è sempre un uno disponibile e capace, capace di dare di più, per fiuto e valore.

Cosa fare ora?, mollare tutto perché l’ennesimo progetto è fallito? Allora la rete Sanità dove sparire prima di nascere, perché senza finanziamenti di grosse ditte private, senza prendere soldi pubblici né di banche, ogni iniziativa è destinata a morire. Questa invece secondo me è proprio la logica che spezza una volta per tutte le redini dell’economia scellerata. Dobbiamo comprendere che le cose possono essere fatte anche senza soldi, senza tornaconti, senza spreco. È difficile, saremo abbandonati da molti per necessità ma qualcuno deve pur dare l’esempio: prima o poi qualcosa andrà per il verso giusto. Creare lavoro per la sussistenza e non per il surplus, lavorare di meno per vivere di più con gli altri, per vivere di più con la vita e con la natura.


Adesso non importa se e come faremo, adesso importa non far perdere lo stipendio ai cinque dipendenti. C’è pure un’altra ragione che ci preme: i pochi responsabili di Cartesio hanno speso singolarmente una somma, somma che non è mai stata recuperata. Bisogna avere il coraggio di provare ad uscire dalla logica dell’arricchimento. La natura ci ha donato la vita e con essa la libertà. L’eccessivo guadagno economico, la guerra e la sopraffazione, sono figlie di un’epoca che ha distrutto parte del pianeta, ha distrutto intere civiltà e se stesso. Cartesio vive. Grazie. [+blogger]

il tridente di padre alex

Siamo di nuovo sul piede di guerra anche in Europa sia sul fronte Ucraina, come nel Mediterraneo. E questo grazie alla NATO. È stata la NATO a far precipitare lo scontro con la Russia perché voleva e vuole che l’Ucraina diventi membro della NATO per poter così sparare i suoi missili direttamente su Mosca. La Russia ha reagito ed ecco la drammatica guerra civile di quel Paese che rischia di diventare guerra atomica. “Ho le armi nucleari,” ha detto Putin. E, infatti, ha piazzato 50 missili con testate nucleari sui confini baltici della UE, puntandoli verso la Svezia per dissuaderla a entrare nella NATO. ‘Vista la grave crisi, è stato convocato a Bruxelles il vertice NATO con la presenza del nuovo segretario USA alla difesa, Ashton Carter. All’ordine del giorno: potenziare la forza di reazione rapida della NATO portandola da tredicimila soldati a quarantamila uomini (il triplo!), piazzare 5mila soldati (a rotazione) nei Paesi Baltici e in Polonia e, infine, spingere tutti i Paesi NATO a spendere il 2% del PIL nella Difesa.

Ma ora si apre anche il Fronte Sud: il Mediterraneo. Il 22 giugno la UE ha dato il via libera (senza il benestare dell’ONU!) alla prima fase della missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, due droni e tre elicotteri e un “migliaio” di soldati per tentare di bloccare la partenza dei migranti dalla Libia. L’uso dei droni militari (a Sigonella operano da anni i droni Global Hawk) si intensificherà con questa  missione UE “contro i trafficanti di esseri umani”, grimaldello di un’operazione sotto regia NATO per un intervento militare in Libia. Sia i governi di Tobruk come di Tripoli hanno risposto che reagiranno contro questo attacco.

È in questo pesante scenario di guerra che si terrà in Europa dal 28 settembre al 6 novembre la più grande esercitazione militare dalla caduta del muro di Berlino che coinvolgerà 35.000 soldati NATO, 200 aerei, 50 navi da guerra. Questa gigantesca esercitazione “Trident Juncture 2015”, sarà pilotata dalla nuova base NATO di Lago Patria a Napoli. Giochiamo in casa e giochiamo con il fuoco. Una domanda sorge spontanea: “Ma cosa ci stiamo a fare ancora nella NATO? Ma a che serve , se non portarci in sempre nuove guerre?”. La NATO è sorta come alleanza difensiva degli USA e dei Paesi europei contro l’URSS e i Paesi comunisti del Patto di Varsavia. Il Patto di Varsavia e i Paesi comunisti non ci sono più, ma la NATO continua ad esserci.

La NATO, infatti, avrebbe dovuto cessare con la caduta del muro di Berlino (1989). Non solo c’è, ma da alleanza militare difensiva è diventata offensiva per difendere gli interessi economici dei Paesi membri ovunque essi siano minacciati. Questo è avvenuto nel vertice di Washington (1999). Mentre nel vertice di Praga (2009) la NATO ha fatto un altro salto: ha sposato la strategia della ‘guerra preventiva’. La NATO è una potenza militare che nessun avversario può eguagliare, basata anche sulle armi nucleari, che la “NATO deve mantenere finché vi saranno nel mondo tali armi”, ha detto l’ex-segretario generale NATO Anders Rasmussen. E per evitare attacchi terroristici e missilistici, è stato annunziato al Vertice di Lisbona (2009) il progetto di uno Scudo antimissile. “La sola esistenza della NATO come alleanza cui aderiscono i Paesi europei – ci rammenta giustamente il fisico Angelo Baracca – implica un’ipoteca pesantissima che vanificherebbe la migliore costituzione europea che si potesse concepire sia per gli aspetti della difesa, ma anche della democrazia effettiva e della libertà”.

Infatti sulla spinta della NATO, l’Italia in questi due decenni, ha partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (1994-’95), Bosnia-Herzegovina (1996-99), Congo (1996-99), Yugoslavia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011). Milioni di morti! Solo nella guerra in Congo, quattro milioni di morti. E miliardi di dollari per fare queste guerre. Solo la guerra in Iraq (un milione di morti!) ci è costata almeno tremila miliardi di dollari, secondo le stime di J. Stiglitz (premio Nobel per l’Economia), fornite nel suo volume The Trillion Dollars War. 

Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime, per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando il 90% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano – aveva detto Bush senior nel 1991 – non è negoziabile”. E se non è negoziabile, allora non rimane altro che armarsi fino ai denti. Soprattutto con la Bomba Atomica, la Regina che domina questo immenso arsenale di morte che serve a proteggere i privilegi e lo stile di vita di pochi a dispetto dei troppo impoveriti.
Gli USA/NATO hanno l’arsenale più potente e affidabile al mondo con ottomila testate nucleari, di cui circa duecento dislocate in Europa. Settanta bombe atomiche sono in Italia: una cinquantina a Ghedi (Brescia) e una trentina ad Aviano (Pordenone). E questo in un Paese che ha detto, con unreferendum, no al nucleare civile! La NATO , sempre sotto comando USA , resterà “un’alleanza nucleare – ha ribadito Obama al vertice di Lisbona – e gli USA manterranno un efficiente arsenale nucleare per assicurare la difesa dei loro alleati”.
E tutto questo ci costa caro.

“Il bilancio civile della NATO per il mantenimento del quartiere generale di Bruxelles – scrive M. Dinucci –ammonta a circa mezzo miliardo di dollari all’anno di cui l’80% pagato dagli alleati. Il bilancio militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a circa un miliardo di dollari all’anno, di cui circa l’80% pagato dagli alleati. Il budget militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a quasi due miliardi di dollari all’anno, pagati per il 75% dagli europei”.
Secondo i dati aggiornati al 2011, le “spese per la difesa dei 28 Stati membri della NATO ammontano a 1.038 miliardi di dollari all’anno, una cifra equivalente a circa il 60% della spesa mondiale per le armi”.

E l’Italia gioca un ruolo cruciale per la NATO: siamo un Paese chiave nello scacchiere militare dell’Alleanza Atlantica. A Napoli è stato da poco inaugurata una sede NATO a Lago Patria con 1.500 militari. A Sigonella (Catania) entrerà in funzione il sistema Ags definito da M. Dinucci “il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, non in difesa del territorio dell’Alleanza, ma per il potenziamento della sua capacità offensiva fuori area, soprattutto in quella medio-orientale”. Per di più nel 2016 Sigonella diventerà la capitale mondiale dei droni. E per pilotare i droni, entrerà in funzione nella vicina Niscemi, il sistema MUOS di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione. Niscemi diventerà così la quarta capitale mondiale delle comunicazioni militari.

Non possiamo accettare una tale militarizzazione del nostro territorio, né tantomeno possiamo tollerare, a livello morale, la guerra con i droni. “Questa guerra con i droni porta gli USA in una pericolosa china morale – scrive Jim Rice, direttore della rivista ecumenica USA Sojourners – C’è solo un nome per tali uccisioni con i droni, sono veri e propri omicidi, non giustificati né moralmente né legalmente”.

E sempre in questo contesto, il governo italiano ha “accettato” sul nostro territorio anche AFRICOM , il supremo comando americano per l’Africa con due basi: una a Vicenza per le forze aeree e l’altra a Napoli per le forze navali. Non possiamo accettare che il nostro Paese ospiti quello che nessun Paese africano ha accettato di ospitare. Non è questa la politica estera che l’Italia deve intrattenere con un continente crocifisso come l’Africa.
Da credente e da seguace di Gesù di Nazareth non posso accettare un mondo così assurdo: un Sistema economico-finanziario che permette a pochi di vivere da nababbi a spese di molti morti di fame e questo grazie a una NATO che spende oltre mille miliardi di dollari all’anno in armi e soprattutto con arsenali ripieni di spaventose armi atomiche. “La pace e la giustizia procedono insieme-diceva, negli anni della Guerra Fredda, l’arcivescovo di Seattle, R. Hunthausen. Sulla strada che perseguiamo attualmente la nostra politica economica verso gli altri Paesi, ha bisogno delle armi atomiche. Abbandonare queste armi significherebbe di più di abbandonare i nostri strumenti di terrore globale. Significherebbe abbandonare il nostro posto privilegiato in questo mondo”.

Come credente nel Dio della vita non posso accettare un Sistema di morte come il nostro pagato da miliardi di impoveriti, milioni di morti di fame oltre che da milioni e milioni di morti per le guerre che facciamo. E come seguace di Gesù di Nazareth che ci ha insegnato la via della nonviolenza attiva, non posso accettare che il mio paese faccia parte della NATO, una realtà che doveva già essere scomparsa con la caduta del Muro di Berlino e che invece continua a forzarci ad armarci per sempre nuove guerre ‘ovunque i nostri interessi vitali’ siano minacciati. Lo aveva già capito questo, Giuseppe Dossetti quando nel 1948 votò in Parlamento contro l’adesione alla NATO, mentre tutta la DC era schierata per il Sì. Lo fece in ossequio alla sua coscienza e al Vangelo. È quanto tocca a noi fare oggi, se vogliamo salvarci da questa follia collettiva. “La guerra è una follia – ha gridato papa Francesco al Sacrario militare di Redipuglia. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta a ‘pezzi’ , con crimini, massacri, distruzioni…..”.

E allora mobilitiamoci tutti, credenti e non, uniamoci al di là di ideologie o credi, contro questa gigantesca esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015” che si terrà in autunno. Lo chiedo da Napoli, il centro comando di questa operazione, insieme al comitato napoletano “Pace e Disarmo”. Perché non pensare a una manifestazione nazionale a Napoli o altrove, promossa da tutte le realtà del movimento per la pace, dalla Rete della pace come dal Tavolo della Pace, dai No Muos come dai No NATO? Tutti insieme perché vinca la vita! [alex zanotelli - fonte]

un'arida bianca stagione

E’ con queste parole che il noto poeta sudafricano, B. Breytenbach, dipingeva il regime dell’apartheid. In questa torrida estate non ho altre parole migliori per descrivere quest’Europa, sotto l’impietosa dittatura delle banche, incapace di perdonare il debito greco e di accogliere i ‘naufraghi’ dello sviluppo! L’opulenta Europa è decisa a difendere il proprio benessere contro l’invasione dei ‘barbari’. E’ mai possibile che 28 nazioni non riescono ad accogliere neanche 40.000 profughi? Dopo lunghe discussioni, la UE ha deciso di accoglierne 35.000! Un paese povero come il Kenya accoglie un milione di profughi somali. E il povero e piccolo Libano ne accoglie ancora di più. E’ mai possibile che la ricca Europa non possa aprire ‘corridoi umanitari’ per persone che fuggono da teatri di guerra e da dittature?

Non solo non li accoglie, ma li respinge! In fatti i ministri degli esteri della UE hanno dato il via libero alla prima fase della missione navale EuNav For Med con cinque navi militari, due sottomarini, tre aerei ricognizione, due droni, tre elicotteri e un ‘migliaio’ di soldati per bloccare le partenze dei profughi dalla Libia. Eppure l’Europa sa molto bene che questi profughi sono la conseguenza delle politiche coloniali, imperiali, neocoloniali e neoliberiste dell’Occidente! Ma è altrettanto assurdo come noi europei trattiamo coloro che sono riusciti (con migliaia di morti alle spalle attraversando deserti e mari!) ad arrivare fino a noi! L’Ungheria ha iniziato a costruire un Muro lungo il confine con la Serbia per bloccare gli immigrati; la Francia sta tentando di bloccare trecento di loro accampati sugli scogli di Ventimiglia; l’Austria fa lo stesso al Brennero; l’Inghilterra cerca di impedire che i 5.000 profughi accampati a Calais (Francia) entrino sul suolo britannico; e la Spagna li respinge con il reticolato di Ceuta e Melilla.

“E’ un’arida bianca stagione!“ Purtroppo non altrettanto accoglienti si stanno dimostrando tanti italiani! I recenti gravi episodi di rifiuto degli immigrati sono lì a dimostrarlo. Come quello di Quinto(Treviso), con il rogo delle suppellettili, tra la folla plaudente, di uno degli alloggi destinati ai profughi e quello di Casale S.Nicola di Roma (quartiere tutte villette e piscine), dove il furgone che trasportava 19 giovani richiedenti asilo è stato attaccato con bastoni. E dietro a questi episodi c’è il blocco politico fascioleghista. La Lega e l’ultra Destra cavalcano questo crescente razzismo della società italiana: un razzismo che mi fa paura. E ancora più spaventoso per me è che in questo paese l’accoglienza dei migranti sia diventata un altro business. La Magistratura ha rivelato recentemente questo business milionario che va dalla “Cascina” delle tangenti di Roma al Cara di Mineo (Catania), in perfetta continuazione con Mafia Capitale. “Guadagno di più con immigrati e Rom- aveva detto il capobanda di Mafia Capitale, Buzzi-che non con la droga!” Una Cupola ha controllato e in buona parte ancora controlla, attraverso la leva delle convenzioni, il fiume di denaro che ogni anno assicura l’accoglienza dei migranti nel nostro paese. Si tratta di oltre un miliardo di euro nel 2015. E’ gravissimo che in questo business ci siano cadute anche associazioni legate alla Chiesa!

“E’ un’arida bianca stagione!” La cosa più incredibile è che l’Italia ha bisogno di questi migranti .Ormai buona parte del lavoro agricolo, per esempio, è portato avanti dagli immigrati. Un lavoro pesante, pagato pochissimo….Qui al Sud, gli immigrati, che lavorano nei campi, spesso faticano dodici ore al giorno, con una paga di 20-25 euro al giorno di cui cinque vanno al caporale . In questi giorni è morto Mohammed, un sudanese di 47 anni che lavorava nei campi di Nardò (Lecce) a raccogiere pomodori sotto un sole che spaccava le pietre. “Mohammed lavorava per 3,50 euro a cassone-spiega il coraggioso sindacalista della FLAI, Yvan Sagnet. Ciascun cassone pesa tre quintali e più ne riempi ,più vieni pagato. La giornata di lavoro inizia alle 5 e finisce alle 17; si passano dodici ore sotto il sole.” I bei pomodori che arrivano sulle nostre tavole grondano sudore e sangue di immigrati-schiavi!

“E’ un’arida bianca stagione!” Come missionario mi sento profondamente ferito da questa infinita tragedia degli immigrati che rivela come questa Europa abbia ben poco di cristiano. Avevano profondamente ragione i miei fratelli e sorelle della baraccopoli di Korogocho (Nairobi), quando l’ultimo giorno passato con loro, mi hanno imposto le mani e pregando su di me hanno detto: ”Papà, dona a p. Alex il tuo Spirito Santo perché possa tornare dalla sua tribù bianca e convertirla.” [alex zanotelli]

l'occhio bendato

Una questione "spinosa" quella delle telecamere poste nei pressi dell'Istituto Lezzi. Insomma un cittadino si indigna, indaga e scopre che le telecamere non sono vere. E' una bufala "solo per tener lontano i malfattori e chi versa rifiuti in modo indiscriminato". Comunque è una presa in giro perché alcune mamme hanno creduto realmente che fossero accese. Giusta la critica e giusto che venga chiesto scusa da parte della presidente della III Municipalità. 

Premetto che le telecamere sono odiose, ma non credo sia una accusa gravissima, in fondo la Di Sarno ha voluto fare qualcosa, in modo ridicolo, ma l'ha fatto. Piuttosto mi chiedo se le spese per l'installazione fasulla sono state contabilizzate, e se sì, vorrei proprio sapere "a quanto ammonta il danno". Da quando la presidente si è insediata non ho sentito altro che dire: "nessuno si occupa della III Municipalità, noi non possiamo fare niente, abbiamo le mani legate".

Una foto che è stata scattata nel gennaio di quest'anno ha ritratto una voragine enorme in via san Gennaro dei poveri; dopo 4 mesi un'altra foto (sempre nella stessa via) ha ritratto la stessa voragine allo stesso punto: praticamente la stessa. Mi chiedo anche questo problema non è competenza della III municipalità? [+blogger]      

siani e sanitansamble

Una delle cose più riuscite nel quartiere in questi ultimi anni è l’orchestra Sanitansamble. Cinquanta , sessanta bambini e adolescenti del rione, senza mai aver studiato musica prima, hanno imparato a suonare il violino, la chitarra, il flauto, le percussioni. Suonano per Napolitano, per la rai, per il San Carlo di Napoli... Insomma un quartiere ghetto che propone la musica e che con essa fa cultura. Penso che c’è una particolare forma artistica in tutto questo: arte e musica come nelle più antiche tradizioni si incontrano scegliendo uno dei rioni più caratteristici della storia di Napoli.

Quando il 9 luglio di quest’anno si è conclusa la festa organizzata dalla fondazione san Gennaro la sensazione che ho avuto è stata quella che il “comico”, Alessandro Siani, si è fatta una gran bella pubblicità. Un “peccato” degli organizzatori? Forse è solo la concezione economica che ha voluto la quantità e non la qualità? La risposta la conosce chi l’ha scelto, spero. Una estrema personalizzazione sianesca che ha poco di comico e niente di arte e di cultura. Personalizzazione finanche nel titolo dell’evento che ha richiamato i due film benvenuti a sud/nord, dedicandogli persino l’ultima serata finale.

Oltre Peppe Barra, non sarebbe stato meglio invitare Silvio Orlando? La cosa che mi ha sempre irritato fin da piccolo è quando vedo qualcuno che si prende i meriti per non aver fatto nulla. Nel quartiere poi quest’ultima affermazione è particolarmente evidente. E’ vero, è il nostro tempo che ci impone tale grettizzazione, ma un evento come sanitansamble non può scendere a patti con il pressappochismo; non può perdere la sua consistenza così come la sua bellezza. È un sacrilegio. Il rione che trasporta arte attraverso i suoi bassi e la sua gente, la sua melodia, si vende al miglior offerente per inesperienza?  

Ma non è così, perché in questo caso non si sarebbe fatto "fregare" da un comico/attore che non ha niente di tutto ciò. [+blogger]          

alla regione campania

Il Comitato per la difesa del Diritto alla Sanità Pubblica

ha sentito forte l’esigenza di recepire il disagio dei cittadini della Regione Campania rispetto alla qualità dell’assistenza sanitaria, percepita come qualitativamente insoddisfacente e quantitativamente insufficiente, e di lanciare un appello alle Autorità della Regione Campania affinché vengano messe in opera azioni volte alla reale tutela dei Malati, in particolare di coloro che, nell’attuale  congiuntura economica, versano in condizioni socio-economiche precarie e le comunità che per motivi ambientali sono più esposte al rischio di malattie.

La crisi finanziaria che, negli ultimi anni, ha investito il nostro Paese e che ancora non ha esaurito i suoi effetti devastanti, ha fatto esplodere nella nostra Regione tutte le contraddizioni della gestione politica della Sanità improntata all’ottica del risparmio e questi effetti negativi si sono ripercossi principalmente sulle classi sociali più povere.

La nostra regione notoriamente ha tassi di disoccupazione altissimi  e con essi fenomeni di precariato e lavoro nero da sempre preoccupanti. A ciò si aggiunga la serie di effetti patogeni che stanno provocando  e continueranno a provocare le migliaia di discariche abusive  che contengono materiali tossico-cancerogeni arrivate nel nostro ambiente attraverso le ecomafie.

Si consideri inoltre che la Campania risulta da decenni in ritardo  nella costruzione della rete oncologica regionale che sarebbe stato un argine all’incremento delle malattie tumorali, diretta  conseguenza dell’inquinamento  da tossici industriali insieme a tutte le malattie degenerative ad essi connessi.

Si capisce quindi  bene che è stata una pura follia la riduzione dei servizi  attuata in questi anni di “austerity”, l’aumento dei costi sanitari e della partecipazione di spesa ,  il tutto finalizzato al pareggio di bilancio    mostrato ai governi centrali come un trofeo di cui andare orgogliosi. 

Non si può essere orgogliosi se la Campania  risulta all’ultimo posto nazionale nella classifica dei LEA,  se  gli indici di mortalità evitabile  delle nostre strutture sanitarie –anche quelle presentate come eccellenze- sono  molto al di sotto degli standard nazionali, se ,in piena crisi ambientale, solo due AASSLL campane hanno avviato gli screening di base, se i nostri Pronto Soccorso (i pochi aperti) divengono dei lazzaretti  appena  si propaga un’epidemia influenzale.

Non si può essere orgogliosi se accanto a questi dati vergognosi, si assiste al propagarsi e perpetrarsi dei privilegi e delle forme di gestione privatistica delle strutture pubbliche:  i policlinici  e gli ospedali “Azienda” come il Monaldi, mentre il Cardarelli a pochi passi scoppia di barelle, si riservano  la facoltà di ricevere solo  pazienti selezionati, rifiutando  tutte le urgenze,nonostante che un obbligo di legge  sancito da quasi 30 anni  li obbligherebbe ad aprire le loro porte ai casi critici.

Non si può essere orgogliosi di un’assistenza oncologica disorganica che costringe pazienti anziani, spesso  privi di autonomia e mezzi propri, a praticare terapie complesse ( chirurgica, radioterapica e chemioterapica) in tre o più ospedali della stessa ASL ( la Napoli1) in posti difficili da raggiungere  e senza la possibilità di avere valutazioni tempestive da commissioni  unitarie polispecialistiche, con il risultato  di livelli di sopravvivenza al di sotto della media nazionale. 

L’art. 32 della Carta Costituzionale sancisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti ” e, quindi,  fa obbligo allo Stato di adottare ogni iniziativa, correlata alla disponibilità delle risorse realmente esistenti,  finalizzata al conseguimento di tali obiettivi.

Nella Regione Campania tale dettato costituzionale non ha trovato finora una soddisfacente realizzazione. Riteniamo, infatti, che l’attuale condizione dell’assistenza sanitaria nella nostra Regione violi il diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione.

Il rientro della spesa sanitaria regionale è stato perseguito con tagli lineari che si sono abbattuti sul personale e l’aumento dei tickets sanitari.

Oggi mancano nella Sanità Pubblica complessivamente ben 11.000 unità di personale: ne consegue l’aumento di ore di lavoro straordinario e l’effettuazione di turni massacranti per il personale medico e del Comparto in violazione palese della normativa nazionale e della direttive della Comunità Europea.

La chiusura nella città di Napoli dei Pronto Soccorso dei PP.OO. Incurabili, Ascalesi e San Gennaro, senza la contestuale apertura dell’Ospedale del Mare, ha determinato l’intasamento ed il malfunzionamento degli altri Ospedali cittadini, già ai limiti del collasso.
Pertanto, la dignità dei Cittadini sofferenti e le professionalità di Coloro (Medici, Infermieri, etc.), che operano in tali condizioni, vengono fortemente penalizzate.
I tempi di attesa sono dilatati, il comfort ambientale è fatalmente precipitato a livelli inaccettabili.



          Il COMITATO per la Difesa del Diritto alla Sanità Pubblica

ritiene che il riordino strutturale del Servizio Sanitario Regionale, correlato alla disponibilità delle risorse, debba essere una priorità del Consiglio e dell’Esecutivo Regionali.
Esso va razionalizzato ed ottimizzato, nel rispetto della persona, secondo  i criteri di giustizia, efficienza, efficacia ed economicità, e non solo sotto il profilo ragionieristico del pareggio di bilancio con una reale integrazione tra pubblico e privato convenzionato nell’interesse esclusivo del cittadino ammalato. Solo in questo modo sarà possibile avviare un percorso di reale umanizzazione del nostro Servizio Sanitario Regionale.

Chiede

1.   Che vengano “realmente” applicate le Leggi Regionali che prevedono:
·        la rete dell’emergenza regionale, che garantisca una parità reale di tutti i cittadini, nonché la rete dell’emergenza cardiologica e quella per il paziente con ictus, strutturalmente legate alla rete della riabilitazione;
·        l’assistenza e l’ospedalizzazione domiciliare per anziani e disabili,sino alle RSA realmente dimensionate per le esigenze regionali. 
·        la rete dei Servizi Territoriali;
·        la      rete   oncologica regionale, dai servizi di diagnosi precoce territoriali provvisti di adeguate tecnologie , alla diagnostica di livello per i tumori ( ECO, TAC, RNM, PET ) ai Dipartimenti di oncologia medico-chirurgica , ai servizi di terapia palliativa sino agli Hospice;
                                                                                                    
2.   tempi certi per l’apertura dell’Ospedale del Mare;

3.   destinazione e riqualificazione delle attività dei Presidi del Centro Storico con particolare attenzione per il polo materno/infantile;

4.   adeguamento degli organici alle esigenze della buona sanità; 
   
5.   l’effettivo funzionamento dell’Osservatorio Epidemiologico, che registri con tempestività e puntualità  il modificarsi delle patologie, pediatriche e non,  sul territorio Regionale;

6.   l’immissione dei Policlinici Universitari nella rete regionale dell’Emergenza-Urgenza;

7.   l’avvio di un piano di prevenzione primaria , cioè le bonifiche ed il contrasto ai fenomeni  di immissione  di sostanze tossiche nell’ambiente .

Su tali problematiche il Comitato per la difesa del Diritto alla Sanità Pubblica intende sollecitare una presa di coscienza dei cittadini ed una azione incisiva ed efficace finalizzata al raggiungimento di livelli assistenziali coerenti con il Dettato Costituzionale ed il rispetto della persona. [Alex Zanotelli Padre Comboniano; C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L. Fsi p.o. Ascalesi, San Gennaro; Lavoratori Ospedalieri Incurabili; Rete Rione Sanità; Aaroi Emac Asl Na1; Anao Assomed Asl Na1; Centro Culturale Gesù Nuovo Gruppo Sanità; Medicina Democratica]