comunicato rete rione sanità

Si comunica che per le prossime elezioni Comunali né la Rete del rione Sanità né padre Alex Zanotelli, come solito fare durante le campagne elettorali, indicano preferenze o sollecitano un determinato candidato in favore di un altro. La Rete del Rione Sanità non intende esprimere simpatie per un singolo candidato in quanto, l’insieme di cittadini e associazioni e commercianti che vi fanno parte, sono la semplice espressione una volontà che intende collaborare con tutti senza distinzione né prerogative. [rete rione sanità] 

connivenze

Le uniche parole che sanno dire le Istituzioni dovute all’incapacità di gestire situazioni che vanno avanti da più di 30 anni, sono: “siete conniventi. …voi del rione siete collusi perché non parlate”. Più volte ho ascoltato frasi del tipo: “tanto si ammazzano tra di loro”. In un anno hanno rubato diverse volte nella scuola Angiulli di piazza Mario Pagano, nella scuola Caracciolo e quella della via Fontanelle. Ma i furti sono una caratteristica della connivenza. Anche la paura è una caratteristica della connivenza, così come il lavoro e la rassegnazione. Niente polemiche, altrimenti ci accusano di essere “i soliti piagnucoloni napoletani”, che non hanno voglia di lavorare, che aspettano il posto fisso, che perdono sempre lo scudetto”.

Proseguiamo sottovoce. Partiamo nel definire la criminalità. La criminalità è un tipo di attività umana in cui si manifestano violazioni di regole o leggi per le quali un'autorità costituita può in ultima analisi prescrivere una pena (wikipedia). E’ bella sì, è proprio una bella definizione. Vale per tutti, sì proprio per tutti. Ancora una volta sto facendo una polemica sterile, devo aggiustare la mia tecnica di scrittura, eppure non ci riesco, ci riprovo. Sono aumentati gli scippi e i furti e nel rione, così come sono diminuite le scuole. Negli anni Novanta il solo istituto Caracciolo ospitava circa 1000 studenti, molti provenienti anche dalla provincia e da altre parti di Napoli. Oggi conta pochissimi alunni, è stata accorpata ad altre scuole di Napoli ed è senza un/a preside (nell’istituto alla via S.M. Anteaecula non c’è quasi mai). Solo il quartiere Sanità conta circa 50.000 abitanti. 

Bene bene, sto difendendo troppo questa gentaglia. Riaggiustiamo il tiro. Nel rione non è possibile avere una auto permanente della polizia municipale; un comitato di persone l’ha scritto, l’ha ribadito, ha fatto riunioni con il comandante, ma niente, non è possibile regolarizzare il traffico del quartiere. La stessa cosa è successa con l’ufficio postale, l’unico del quartiere che con i suoi 20metri quadri deve soddisfare le pretese di tutti gli abitanti. Niente da fare, un altro non è possibile, “ma che cosa ve ne fate di un ufficio più grande”? Per cortesia un asilo nido è possibile per tutta questa gente di merda? “Un asilo nido? Ma se voi i figli li fate crescere per strada?”.

Da circa 20anni il comitato Scudillo cerca di riaprire la strada (salita Scudillo), un arteria meravigliosa che collega i Colli Aminei al quartiere Sanità. Oggi più che mai questa strada deve essere riaperta, soprattutto dopo la chiusura del pronto soccorso dell’ospedale  San Gennaro. Le oltre 1500 famiglie che via abitano sono spacciate nel momento in cui necessitano di cure immediate. L’unica strada per raggiungere l’ospedale più vicino è strettissima e per di più quasi sempre bloccata dal traffico e dai camion che scaricano merce. D’altronde se per miracolo quest’ultima è libera bisogna sempre sperare nella discesa Sanità: doppio senso di marcia, è la salita più tragica di tutta la città. Quest’ultima congiunge il quartiere alla via Santa Teresa degli Scalzi che nel fine settimana è impraticabile, la fila interminabile di auto che si vedono da via Sanità, con sosta indiscriminata, fa pensare all’inizio del film “così parlò Bellavista”. L’unico modo per poter salvare una vita sarebbe Salita Scudillo che alla fine giunge a pochi passi dalla zona ospedaliera. “Non è possibile, salita Scudillo resta chiusa altrimenti la povera gente del rione si intossica con le automobili che per evitare il traffico di Capodimonte si riversano tutte nel rione”. Ricordo, quand’ero piccolo, non ci passava quasi nessuno, ma poi al massimo si può pensare ad una zona pedonale?!. “No, perché sei connivente”.

Ho ribadito la definizione di criminalità perché da anni un altro comitato di persone combattone contro i mulini al vento. I candidati politici contro ogni regola (fra poco venite a vedere cosa succede sui muri e sui palazzi storici), attaccano manifesti elettorali dappertutto, perfino sulle edicole votive, sui portali del ‘600 e sui muri del Sanfelice: per caso avete mai sentito che qualcuno di questi ha scontato il suo reato? Ma questo è molto stupido se lo si vuole paragonare alla malavita. Capisco, c’è reato e reato, eppure la definizione è univoca. Ma andiamo oltre.

Non parliamo delle iniziative e degli eventi che oggi si susseguono nel quartiere (basta leggere i giornali), sarebbe troppo lungo, poi aggiusterebbe di nuovo il tiro nei confronti dei diseredati. Le manifestazioni contro la criminalità sono una cosa inventata? Eppure non va bene, non so perché ma c’è qualcosa che non va, qualcosa che va oltre la regolare attività cittadina. C’è un Noi contro un Loro che ha bisogno di essere definito e capito? Che cos’è che inceppa il meccanismo gente/istituzioni? Perché adesso i politici stanno chiedendo il voto? Bhé nella Sanità c’è molta gente, votano molti di loro.

I problemi del rione sono tanti, così come sono tanti i problemi di Napoli e dell’Italia. Mi chiedo se qualcuno conosca un posto povero ed abbandonato dal mondo dove non c’è criminalità, a parte esempi di piccole comunità, credo proprio che non esista. Il quartiere sconta anni d’indifferenza, di eroi che prima seminano e poi scappano, d’intellettualoidi che sentenziano, che applicano stereotipi, che esprimono giudizi e miracoli, che elevano le divinità con il dito medio alzato. Cinquantamila abitanti, la presunzione di conoscere tutti, di conoscere ogni bisogno, ogni situazione, ogni dolore, ogni ragione. La paura, che a Napoli fa 90, è bandita. Ma anche il coraggio e l’impegno sono banditi “perché questa gente è inquinata fin dentro le viscere, nel dna ha la sua inciviltà”.

Vi prego non abbandoniamo l’ospedale san Gennaro dei poveri, ci sono sale nuovissime, apparecchi efficientissimi, reparti che funzionano o che hanno funzionato benissimo… macché la struttura è destinata a morire nonostante alcuni settori siano stati ristrutturati. “Forse è meglio un albergo a 5 stelle”. Allora interveniamo sulle famiglie? “ci pensano la scuole!” ma se l’avete chiuse? “Bhe’ in ragione c’è un dopo scuola che funziona benissimo, una scuola per immigrati, ci sono volontari che si occupano dei senza fissa dimora, della gente distratta, dei conniventi, dei collusi. Infondo Voi, in questa cultura della povertà, ci sguazzate, vi trovate benissimo, fate i vostri bei numeri al lotto, scommettete, giocato d’azzardo, avete i santi dalla vostra parte e ogni tanto qualche furtarello alla fine non fa male”.


Eh sì, le ragioni sono tante e forse pure vere per chi ha voglia di rappresentare la propria oggettività, ma la realtà che ci tocca vivere è un’altra, è l’opposta di quella che vivo io e/o che vive il salumiere giù casa mia. Inciviltà abusata, truffe, raccolta differenziata che non si può fare, “i vicoli sono stretti”, ma in compenso nel caos c’è ordine. Dentro di noi invece il disordine è ambito, le mamme accusano e sono accusate, le proteste non servono più, e se per caso urliamo siamo degli selvaggi. Allora ci viene voglia di parlare, di esprimere le nostre ragioni, le nostre paure. Allora alziamo la voce, ci torciamo la lingua, bestemmiamo, ci arrabbiamo. “Ma no, non potete e non dovete fare questo altrimenti disunite”. E mio padre sfottendomi mi diceva sempre: fattella c’u chi è meglio ‘e te, e pavece ‘e spese. [+blogger]

livio

Scendeva stamattina dalla via san Gennaro del Poveri. Gambe corte, snelle, corpo magro e traballante, lento come una lumaca, barba ispida più del fil di ferro. Urlava per strada. L’andatura di un ubriaco che sognava, la poche persone che passavano lo sfioravano con indifferenza. Sporco, puzzolente, mani incallite e nere, sui baffi inzuppavano segni di muco e sporcizia. Per non cadere si appoggiava continuamente alle auto in sosta… ed è venuto anche il turno della mia vespa.

Olezzo che faceva vomitare, mi aveva chiesto una sigaretta. Livio, dimostrava circa settant’anni, ma era sicuramente più piccolo. Strano, avevo le sigarette, pur fumando pochissimo. Gliene avevo date alcune: il barbone aveva preso l’accendino dalla tasca senza riuscire ad accendere. Urlava parole in romano, in bolognese e efine in napoletano. Finalmente una donna che aveva l’accendino funzionante. Mentre traspirava la sua prima boccata di sigaretta la donna lo guardava dicendo: “Stajo tutto n’trzato oggi”.

In effetti Livio aveva due occhi colore viola e le palpebre arrosate, sopra l’arcata del sopracciglio sinistro una ferita che sembrava essere da taglio. Gli avevo chiesto dove andava?, mi aveva risposto “al sert”. Livio imprecava e bestemmiava e urlava dal dolore, mentre si fermava per riacquistare fiato e stabilità. La figlia non voleva più rivederlo e lui si vergognava di quella situazione. Livio era tossico.

Difficile poter fare qualcosa. Pensavo: se avessi il coraggio di portarlo a casa, lavarlo, togliergli la merda che aveva sotto il culo e le mutande sporche di piscio, non avrei fatto nulla che non avrei fatto a mio padre. Ma il barbone è un altro uomo, io non sento il bisogno di accudirlo, questo compito non mi tocca, lui forse non aveva una famiglia? E la figlia perché non vuole vederlo? Mica siamo tutti come madre Teresa di Calcutta?


Questo deve essere un pensiero normale, un pensiero condiviso, un pensiero che anche gli altri possono comprendere. Non avevo fatto nulla per quell’essere umano perché, per farlo, tutto diventava stramaledettamente difficile. Conclude Frida kahlo: “quando si tratta di mettere in pratica gli ideali più puri e nobili, gli uomini riescono ad essere dei re Mida alla rovescia: trasformano in merda il miele della vita. Trasformano i sogni in incubi, e poi li chiamano dolorose necessità”. [+blogger].    

bike sanità festival

Il 20 maggio di quest’anno nel rione partirà il “Napoli bike Festival”, che per l’occasione sarebbe meglio chiamare, per i nostalgici conservatori, festa della bicicletta. A parte gli scherzi, chi ha voglia di partecipare con i propri figli (e associazioni, comitati, famiglie), lo faccia per dimostrare che l’utilizzo della bicicletta oltre che essere economico e confortante, è anche un mezzo di locomozione efficace che rispetta l’ambiente. Dalle ore 17,00 la partenza è prevista in piazza san Gennaro del Poveri, il percorso chiuso al traffico per l’occasione attraversa via Sanità, per poi proseguire per piazza e via Mario Pagano. In Piazza Cavour i bambini lasceranno le biciclette e gli adulti proseguiranno la marcia ecologica.

Giovedì scorso una enoteca della via Vergini ha organizzato un aperitivo notturno con mostra di alcuni disegni di un artista, evento che si è protratto fin dopo la chiusura dei negozi e del mercato rionale. Gli avvenimenti si susseguono in questi ultimi anni e molte associazioni, che non operano nel quartiere, cercano di organizzare manifestazioni e/o altro che possa attirare l’attenzione dei media nazionali. Essere solo spettatori non serve, se una “rivoluzione” sta avvenendo che sia parte integrante e sfrutti il tessuto sociale del luogo, altrimenti i benefici saranno solo degli altri. Non mi stancherò mai di dirlo, rischiando di essere noioso, il popolo si salva solo se è coinvolto, se è partecipe, se è protagonista.

Guardare al futuro non significa prendere per buono tutto quello che ci viene proposto; in passato le proposte sono state fatte (oggi in verità continuano a farle), dai politici e gli azzeccagarbugli beceramente visti come i salvatori dell’ineffabilità. Questo laissez-faire deve finire. Esso prende in giro i lavoratori, i disoccupati, le mamme, le casalinghe, gli anziani e i giovani creando falsi concetti e mitiche situazioni. Per chi ha voglia di partecipare il 20 maggio, mi riferisco alle associazioni, può intervenire alla riunione del 13 di questo mese all'Info Point, basilica di Capodimonte all'Incoronata ore 18.00. E speriamo che l'evento sia degno delle aspettative. [+blogger]   

notte bianca o bianchissima?

Una nuova notte bianca “invaderà” il rione sanità nei prossimi giorni. Dopo il successo della prima edizione, in piazza Sanità si scende per strada fino a notte fonda senza remore e senza stereotipi. Una cappa di disinformazione avvolge ancora questa eterna e asfittica vallata con i suoi “musei” naturali, attraversata da arterie parallele e perpendicolari che formano la struttura di un cuore umano. Batte ancora più forte e accelera nei momenti particolari il muscolo Sanità, fregiandosi di vantar un numero sproporzionato di bed & breakfast gestiti da non napoletani.

Questa volta però estendiamo la notte bianca anche alla via Vergini, l’ultima volta luci e negozi si sono spenti prima delle venti, solo una povera enoteca ha creduto all’evento. L’importate è che tutti partecipino, che tutti possano sentirsi “protagonisti”; io, come gli altri, devo sentire l’odore di un cambiamento che pacifica e non atterrisce. Oggi l’odore che annuso è solo quello della gentrificazione che fa molto più paura della malavita. Bisogna lavorare sul significato della ricchezza, capire che essa non è così importante, che essa se non va redistribuita non serve a nulla, che se gli altri non possono acquistare è inutile che io produca. E’ una vecchia storia capitalista che deve essere capita senza insegnamenti ma solo con la capacità di comprendere “che se ti fotto sono anch’io fottuto”.

Qualche mese fa ho incontrato un vecchio amico delle scuole elementari, uno con la passione della fotografia e delle videocamere. Ha aperto un negozio nel centro. Ci siamo salutati fuori del negozio, sta ridipingendo le pareti. Si è lamentato perché non può più “mantenere” la sua attività. Mi ha confessato: “vedi a 200 metri un altro fotografo ha messo un offerta sui matrimoni, servizio completo 750€. Ma come si fa? Come si può reggere il confronto?”. L’imbianchino che lavoro nel negozio del mio amico è un indiano che prende 10 euro al giorno. Gli ho risposto “ma se fai lavorare un uomo per una miseria, perché poi ti lamenti che non reggi il confronto con gli altri fotografi?”. 

Questa è la storia della povertà e dell’economia di “massa”. Non dobbiamo commettere lo stesso errore nel rione, cosa che in verità già sta accadendo. È inevitabile la ricchezza sproporzionata, è appetibile. Noi del rione potremmo iniziare una nuova “cultura economica”, un nuovo processo virtuoso fatto di scambio e di solidarietà. Oggi alcune pizzerie del quartiere stanno scoppiando, come altre pasticcerie. Dobbiamo fermare il processo inverso, quelle speculativo, quello politico: a proposito, nella via Arena Sanità tra Concettina e Poppella, se per caso si ferma un politico cosa succede? [+blogger]

mani di pelle Backstage


maledetti voi mercanti d'acqua

Le decisioni prese in questi giorni , sia dal governo Renzi che dal Parlamento, sulla gestione pubblica dell’acqua, sono di una estrema gravità perché un governo democratico rifiuta quello che il popolo aveva già deciso con il Referendum del 2011. E’ stato ora diffuso il Testo unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015, che si prefigge gli obiettivi di “ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità” e di “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati.” In questo Testo unico c’è l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali attraverso società per azioni, nonché l’obbligo, ove la società per azioni sia a totale capitale pubblico, di rendere conto delle ragioni del mancato ricorso del mercato ed infine di presentare un piano economico-finanziario sottoscritto da un Istituto di credito. Un segnale più chiaro del totale disprezzo della volontà popolare espressa nel Referendum , non ci potrebbe essere.
 A questo si aggiunge il “blitz” di pochi giorni fa, fatto da Renzi-Madia in Commissione Ambiente della Camera, dov’era in discussione la Legge d’iniziativa  Popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, che aveva ricevuto nel 2007 oltre quattrocentomila firme, che è stata ripresentata in questa legislatura da un inter-gruppo  parlamentare  (M5S , Sel e alcuni PD) .

Il “blitz” Renzi- Madia è avvenuto il 15 marzo, quando in Commissione Ambiente è stato approvato un emendamento che abroga l’articolo 6 del progetto di legge che definiva il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e ne disponeva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico, vietando l’acquisizione di quote azionarie. Tutto questo è stato cancellato per volontà del governo Renzi e del PD. Un atto parlamentare questo che costituisce il tradimento totale della volontà popolare espressa nel Referendum del 2011. I deputati M5S e Sinistra Italiana hanno abbandonato i lavori della Commissione, lasciando che fosse approvata dalla sola maggioranza con l’accordo del governo. Il PD si difende dicendo che l’acqua resta pubblica, ma che può essere gestita dai privati! Infatti il nodo centrale è proprio la gestione, perché questo Testo unico e le nuove norme sui servizi locali rendono eccezionale una gestione pubblica e reintroducono “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, cancellata dal referendum del 2011. E pensare che Renzi nel 2011, allora sindaco di Firenze, aveva proclamato il suo Sì per l’acqua pubblica!


Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema. Per questo mi appello a i 26 milioni di italiani/e perché si informino e si mobilitino(sit-in, sensibilizzazione nelle proprie realtà locali) contro la stravittoria del neoliberismo, del mercato, dei profitti e si ribellino scendendo in piazza. Mi appello ai vescovi italiani perché si esprimano sulla questione acqua ,che già il Papa nell’enciclica Laudato Sì ha definito “diritto umano essenziale, fondamentale e universale”  anzi ,”come diritto alla vita”. Mi appello ai preti, perché sensibilizzino i  loro fedeli nelle omelie domenicali. Mi appello alle comunità cristiane, dopo una così forte dichiarazione del Papa sull’acqua, perché ritornino a impegnarsi e a ricongiungersi con il grande Forum Italiano dei Movimenti dell’acqua pubblica ,che ha portato nel 2011 alla vittoria referendaria. Dobbiamo ora ottenerne un’altra!  Si tratta di vita o di morte per noi e per gli impoveriti. Infatti sia per noi ,ma soprattutto per gli impoveriti, è l’acqua (la Madre di tutta la vita)il bene più prezioso ,che sarà sempre più scarso per il surriscaldamento del Pianeta. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni di morti di sete. La gestione dell’acqua deve essere  pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo  a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum. Diamoci tutti/e da fare perché il nostro governo obbedisca a quanto ha deciso il Popolo italiano nel 2011. [alex zanotelli]

il petrolio resti sottoterra

REFERENDUM NO TRIV 

Il 17 aprile dobbiamo tutti/e  prepararci ad andare a votare il nostro SI’ per il Referendum, proposto da nove regioni e dai comitati No Triv. (Ricordiamoci che si tratta di un Referendum abrogativo di una legge del governo Renzi sulle trivellazioni petrolifere, per cui è da votare SI’ all’abrogazione!) La sola domanda referendaria su cui dovremo esprimerci sarà: “Si può estrarre petrolio fino all’esaurimento dei pozzi autorizzati che si trovano lungo le coste italiane entro le 12 miglia?” Inizialmente erano sei le domande referendarie proposte dalle nove regioni (Basilicata, Puglia, Molise, Veneto, Campania, Calabria, Liguria, Sardegna e Marche). Ma la Cassazione ha bocciato l’8 gennaio le altre cinque domande perché il Governo Renzi, nel frattempo, aveva furbescamente riscritto due commi del Decreto Sblocca Italia 2016. Per cui  ne rimane una sola. Le ragioni date dai comitati NO TRIV per votare SI’ sono tante: il pericolo di sversamenti di petrolio in mare con enormi danni alle spiagge e al turismo, il rischio di movimenti tellurici legati soprattutto all’estrazione di gas e l’alterazione della fauna marina per l’uso dei bombardamenti con l’aria compressa. Ma la ragione fondamentale per votare SI’ è ,che se vogliamo salvarci con il Pianeta, dobbiamo lasciare il petrolio ed il carbone là dove sono, cioè sottoterra! Il Referendum ci offre un’occasione d’oro per dire  NO alla politica del governo Renzi di una eccesiva dipendenza dal petrolio e dal carbone per il nostro fabbisogno energetico. Gli scienziati ci dicono a chiare lettere, che se continuiamo su questa strada, rischiamo di avere a fine secolo dai tre ai cinque centigradi in più. Sarà una tragedia!

Papa Francesco ce lo ripete in quel suo appassionato Laudato Sì: ”Infatti la maggior parte del riscaldamento globale è dovuto alla grande concentrazione di gas serra emessi soprattutto a causa dell’attività umana. Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo dei combustili fossili (petrolio e carbone) che sta al centro del sistema energetico mondiale.” Il Vertice di Parigi sul clima, il cosiddetto COP 21, dello scorso dicembre , lo ha evidenziato, ma purtroppo ha solo invitato gli Stati a ridurre la dipendenza da petrolio e carbone. E così gli Stati, che sono prigionieri dei poteri economico-finanziari, continuano nella loro folle corsa verso il disastro. Per questo il Referendum contro le trivellazioni diventa un potente grimaldello in mano al popolo per forzare il governo Renzi ad abbandonare l’uso dei combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili.

Trovo incredibile che il governo Renzi non solo non abbia obbedito a quanto deciso nel vertice di Parigi, ma che non abbia ancora calendarizzato la discussione parlamentare per sottoscrivere gli impegni di Parigi entro il 22 aprile. In quel giorno infatti le nazioni che hanno firmato l’Accordo di Parigi si ritroveranno a New York per rilanciare lo sforzo mondiale per salvare il Pianeta. Sarebbe grave se mancasse l’Italia. Per questo mi appello alla Conferenza Episcopale Italiana perché, proprio sulla spinta di Laudato Sì, inviti le comunità cristiane ad informarsi su questi temi vitali per il futuro dell’uomo e del Pianeta, e  votare quindi di conseguenza. Mi appello a tutti i sacerdoti perché nelle omelie domenicali spieghino ai fedeli la drammatica crisi ecologica che ci attende se continueremo a usare petrolio e carbone. Mi appello alle grandi associazioni cattoliche (ACLI, Agesci, Azione Cattolica…) a mobilitare i propri aderenti perché si impegnino per la promozione del SI’ al Referendum. “Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti… Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i vescovi del Sudafrica” I talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio.” Diamoci da fare tutti/e, credenti e non, per arrivare al Referendum con una valanga di SI’ per salvarci con il Pianeta. [alex zanotelli]

una via particolare





Nel rione Sanità da diversi anni quando si cammina, nel giorno della via crucis, si ricordano i morti ammazzati. Non la classica passione di cristo ma il classico dolore di un luogo di frontiera dove l'umanesimo scandalizza gli animi più nobili. Non il rinascimento ma la consapevolezza che il marcio è una componente umana e non una sua particolarità. Lo riscrivo perché mi piace ripeterlo. "Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano in comunità". 

noallearmi siallaconoscenza

Ieri in Piazza Sanità contro la militarizzazione e a favore di una buona ed effettiva educazione. Ricostruire la dignità della scuola Caracciolo alla via S.M. Antesaecula e sostenere i progetti della scuola Angiulli di piazza Mario Pagano. Ogni chiusura ed ogni accorpamento fatto in modo indiscriminato mette in pericolo gli sforzi che ogni giorno fanno i volontari, le associazioni, i comitati e tutti quelli che si impegnano nel quartiere gratuitamente.